Anni fa, durante la mie frequenti visite londinesi, ricordo di aver imparato alcuni trucchi per viaggiare in metropolitana senza pagare il biglietto.
Non che mi sia mai trovato poi a metterli in pratica, ma è sempre utile sapere come potersela cavare in caso di emergenze e imprevisti.
Uno degli espedienti più divertenti era quello di chi si metteva a ballare davanti ai controllori che stazionavano all’uscita delle stazioni per controllare i biglietti.
Non era ancora l’epoca delle macchinette automatiche e delle strisce magnetiche: si viaggiava tutti con il tesserino dotato di fotografia, che doveva essere mostrato assieme al biglietto/abbonamento durante il passaggio dal cancelletto.
Mi sono sempre chiesto come facessero a leggere certe scrittine che gli passavamo davanti in modo tanto fugace; baravano?
O venivano selezionati per la vista da falco?
I viaggiatori non paganti più spiritosi e coraggiosi iniziavano a ballare prima di arrivare a incrociare il controllore di turno, nella speranza che al loro passaggio danzante il cerbero si distraesse, non leggesse bene la validità del biglietto o che, nella peggiore delle ipotesi, si muovesse a pietà e indulgesse.
Una corsa gratuita scroccata in cambio di un sorriso, insomma.
Nella vita saper improvvisare e mettersi a ballare può tornare utile.
Davanti a certe avversità un balletto può aiutare non tanto a distrarre gli eventi, quanto a distrarre noi e a recuperare un po’ di buonumore.
Oppure riesce a farci rimettere in una prospettiva più giusta la grandezza degli eventi, ridimensionando cose che nella foga del viverle possono sfuggirci e assumere dimensioni spropositate.
Modello: Gianluca Gori